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giovedì 27 marzo 2014

Ritornato a Gavardo da Marituba, sposato con Socorro, trovo lavoro a Brescia presso una ditta di ortopedia. Svolgo le più varie mansioni, in ogni caso sempre inerenti la calzatura. La mia finalità era quella sempre di trovare una attività in missione e "caso" vuole che un giorno sul lavoro mi capita in mano il "Giornale di Brescia". Una notizia attira la mia attenzione. La "Tovini" una ong di Brescia inizia un corso per futuri volontari in terra di missione. Prendo contatto, mi iscrivo, partecipo e dopo un periodo vengo convocato dal responsabile della Tovini, Sig. Giuseppe Mattei, che mi dice che lo S.V.I. cerca volontari per il Brasile, guarda caso per il Parà. Entro in contatto con lo S.V.I e mi viene prospettata la possibilità di sviluppare un progetto per la creazione di una cooperativa agricola, per quanto mi riguardava e per Socorro una attività di animatrice per le donne in loco. Partimmo il 05_01_1995. Fummo accolti all'aeroporto di Belem da Mario Sberna, all'epoca volontario S.V.I. a Paragominas (e oggi deputato a Roma) che ci portò a Santa Luzia (ex Km 47) sulla BR314 denominata Parà_Maranhao a km 200 da Belem. Prendemmo contatti con la nostra nuova casa, alla periferia del villaggio, all'interno del centro comunitario parrocchiale tra enormi piante di mango. Fu la nostra abitazione per 3 anni. E così iniziò la nostra avventura a Santa Luzia do Parà ex Km 47.
L'entrata della nostra casa con i tanti "figli"di allora. 
Così descrivevo Santa Luzia nella prima lettera comunitaria ad amici e parenti: " S. Luzia do Parà è una piccola cittadina di 6.000 abitanti, che si presenta come un passaggio obbligato sulla nazionale BR 316 che collega il Parà al Maranhao, trafficata soppratutto da camion con le più svariate merci. Attorno a S. Luzia e su una superficie grande quanto quella della provincia di Brescia, esistono altre 90 comunità (colonie) che formano la parrocchia di S. Luzia con una popolazione di c.a 60.000 abitanti. La foresta amazzonica in questa area già non esiste più è stata sostituita completamente da estensioni enormi da prati interminabili, con centinaia di migliaia di vacche pascolando, che si notano transitando sulla BR che sembra un rettifilo in un territorio ondulato. Ciò crea l'illusione dell'infinito, in uno spazio interminabile senza fine." Fin dall'inizio il mio fu un viaggiare tra le varie comunità per sensibilizzare gli agricoltori sull'idea di creare una cooperativa agricola e organizzare assemblee nel centro comunitario di S. Luzia per riunirli e scambiarci idee. Formammo un gruppetto di c.a 50 contadini e decidemmo di unire le nostre forze per creare un campo comunitario in un terreno di proprietà della parrocchia, cominciando a conoscerci e a metter in pratica la filosofia del cooperativismo. Su una area di 12.000 m2 creammo una piantagione di arance e banane, seminando tra i filari fagioli. Il raccolto di fagioli fu ottimo e ciò che ricavammo servì come quote parti dei primi  soci fondatori.
MA PERCHE' UNA COOPERATIVA DI AGRICOLTORI A SANTA LUZIA?
Parte del gruppo durante la "capina" tra i fagioli.
Per don Raffaele Donneschi, parroco di Santa Luzia do Parà per 10 anni ( fino al 1993) era importante creare una cooperativa per dare la possibilità agli agricoltori della parrocchia di uscire dallo sfruttamento a cui erano soggetti da una cultura ormai assodata. Il "colono" viene a Santa Luzia che è al centro di questa vasta area per vendere i suoi prodotti agricoli, sopratutto farina di mandioca, ma è il commerciante che fissa il prezzo ben sotto il prezzo di mercato. Poi compra dallo stesso commerciante gli altri prodotti di cui ha bisogno per la propria sussistenza. Così il commerciante guadagna 2 volte, sull'acquisto della produzione e sulla vendita dei prodotti al colono. Succede che spesso il colono compra al di sopra del valore della propria produzione e rimane con un debito presso il commerciante. La volta successiva dovrà ritornare per pagare il debito con altra produzione, riceverà sempre poco ed in più pagherà sempre cari gli altri prodotti. Il colono agricoltore rimane così preso da quel giro vizioso che lo impoverirà sempre più. La  costituzione di una cooperativa era quella di far sì che l'agricoltore, e sopratutto il colono dell'interno, rompesse questo vincolo, dandogli la possibilità di vendere il proprio prodotto e commercializzandolo ad un valore equo e nello stesso tempo acquistare quei prodotti che abbisognava ad un prezzo controllato e decisamente più basso che dagli altri negozi. Due altre esperienze
In marcia con Pedrinho nel Seringal a dorso di muli.
erano attive nella stessa Diocesi. La prima nata attuava nella zona di Viseu (fondata da Giacomo Morandini) ma al mio arrivo era già in fase di declino, l'altra in Paragominas (fondata da Mario Sberna) era in piena attività e prosperità con un buon numero di soci, una buona produzione e con attivi 5 punti commerciali (chiamate "cantinas") che furono di spunto per l'inizio della nostra cantina in Santa Luzia. L'attività commerciale attraverso punti vendita di prodotti industrializzati basici non erano previste dai vari progetti, ma si è ritenuto importante crearli proprio per dare al cooperante e in generale alla popolazione più carente una alternativa, e conseguentemente un fattore calmierante, obbligando gli altri commercianti ad abbassare i loro prezzi.
LE VARIE TAPPE PRIMA DELLA FONDAZIONE DELLA C.O.O.M.A.R.
Come già accennato visitai tutte le comunità dell'interno incontrandomi con i principali lideres dell'area per avere una idea della realtà locale a me sconosciuta, riunimmo in varie assemblee gli agricoltori a Santa Luzia e cominciammo a parlare di cooperativismo, decidemmo e organizzammo un campo sperimentale in una area di proprietà della parrocchia utilizzando la tecnica di piantagione consorziata, piantando banane e arancie, ed in mezzo seminammo fagioli, alla fine fu un successo. Contemporaneamente iniziava la costruzione della struttura della Cooperativa, ben al centro della cittadina e ben visibile dalla BR che passava dinanzi. I lavori continuarono per vari mesi sotto la direzione vigile e competente di Ambrogio Turati di Virle, uomo di fede  e mite, e alla fine ne usci una struttura funzionale e un solido gioiellino. Fu previsto un negozio di prodotti industrializzati su davanti e dietro un magazzino per la riposizione dei prodotti dei soci, i quali producevano tutto l'anno farina di mandioca, e stagionalmente
Foto di gruppo dei soci COOMAR.
riso, mais, fagioli e malva. Nel gennaio 1996, durante una assemblea decidemmo di partire con una Pre_fondazione della cooperativa simulando come se già esistesse, (il ritiro, la classificazione del prodotto, l'immagazzinamento, sperimentammo le schede, l'organizzazione complessiva, la vendita) che portò in seguito alla vera fondazione ma con una struttura organizzativa già collaudata. Nell' approssimarsi della Pasqua del 1996 decidemmo di aprire il negozio sul davanti. Il negozio serviva ai soci, ma più in generale alla popolazione, che trovavano gli stessi prodotti ad un prezzo inferiore. Sui prodotti basici (zucchero, riso, pasta, farina)  ricaricavamo il 10% sul prezzo di acquisto, poi sugli altri il 20 o il 30%. La "Cantina della Cooperativa" come venne definita su un successo. Nel giro di 3 domeniche (giorno di mercato) da  1 cassa passammo a 3 casse per servire i clienti e dalla mattina alle 7,00 a mezzogiorno era un continuo movimento. La cantina aveva 4 dipendenti pagati con il guadagno della stessa, e tutto procedeva con ruoli e regole chiare. 1 LUGLIO 1996 DATA DI FONDAZIONE DELLA C.O.O.M.A.R.
Il 1 di luglio del 1996 durante una assemblea fu fondata la Cooperativa COOMAR (Cooperativa mista dos agricultores entre os rios Caetè e Gurupì) 37 i soci fondatori e come quote parti fu utilizzato il ricavato della vendita dei fagioli del campo sperimentale. Fu eletta la segreteria, e il gerente divenne il socio che si responsabilizzava dell'attività della cooperativa dirigendo le attività e ricevendo un compenso. A servizio dei soci fu inserito un tecnico agricolo che li visitava e consigliava. Fu acquistato un camioncino di 4000q., un trattore che a rotazione arava le aree dei soci, si iniziò a concedere piccoli prestiti ai soci, entrammo in contatto con le banche per progetti di sviluppo rurale, il tutto fu sempre con regole chiare. Il socio consegnava i suoi prodotti e riceva quanto stabilito secondo la classificazione di qualità, tutto era scritto e documentato era compito della cooperativa poi trovare come venderla al meglio, trovare il mercato più redditizio. In seguito la cooperativa comprava anche da non soci perchè avevamo trovato canali di mercato importanti ed i soci non riuscivano a produrre i quantitativi necessari. Tutti i costi così come le varie iniziative
Al lavoro nell'ufficio della Coomar.
economiche erano sostenute dal guadagno  che la cantina dava, sinceramente non ho mai visto così tanti soldi circolare davanti a me. Tutti lavoravano con passione e sopratutto correttezza, onestà e trasparenza. Parallelamente continuava l'attività di proselitismo tra i coloni e organizzavamo dei corsi per far conoscere la filosofia del cooperativismo e l'anno successivo i soci arrivarono a 76. Fu un crescere continuo; il benessere tra i soci, il dar valore al gruppo, il vedere il futuro più roseo, l'essere più preparati nell'utilizzo della propria terra, l'utilizzo di nuove tecniche di lavoro, questo fu il gran successo di questa  cooperativa. (Continua......)









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